Limiti, regole e punizioni

Limiti, regole e punizioni

 

I bambini, come gli adulti, possono vivere sentimenti intensi e sentimenti negativi e spetta a noi genitori aiutarli e insegnargli dei modi più adeguati per esprimerli. Tuttavia, non è assolutamente facile educare i nostri figli e spesso ci interroghiamo se il nostro comportamento sia troppo rigido o viceversa troppo arrendevole.

L’educazione s’insegna soprattutto attraverso l’esempio, cerchiamo quindi di essere dei buoni esempi per i nostri bambini. Se siamo i primi a usare certe modalità per risolvere i conflitti non possiamo pretendere che loro non lo facciano. Non limitiamoci a urlare ma spieghiamogli dove ha sbagliato perché nel primo caso il bambino scoppierà a piangere, andrà via e cesserà il comportamento ma non avrà assolutamente capito cosa non andava. Per essere autorevoli (non autoritari) e credibili non serve gridare!

Allo stesso modo la minaccia come metodo educativo non funziona, cerchiamo piuttosto di proporre delle alternative.

Lo schiaffo poi deve essere sempre evitato; nel bambino genera confusione, senso di colpa, frustrazione, paura e dolore. Certo si potrà obiettare che una sculacciata ogni tanto non ha mai ucciso nessuno, verissimo ma questo non deve essere un alibi per l’uso degli schiaffi. No agli schiaffi né ora né mai. Tra le varie forme di violenza ve ne sono altre, come le umiliazioni e le prese in giro, che sebbene più subdole sono dannosissime per il bambino perché minano la sua autostima. Come possiamo pretendere che una volta diventato grande riesca a rispettare il prossimo? Come potrà sintonizzarsi sulla sofferenza altrui? Rispettiamo sempre nostro figlio, anche quando si è comportato male, sia a parole che con le nostri azioni, solo così potremo insegnargli il rispetto.

Certo nei momenti di particolare rabbia e agitazione non è facile riuscire ad agire in modo ragionato e spesso ciò che mettiamo in atto, non è nient’altro che quello che abbiamo imparato fin da quando eravamo piccoli. Ricordiamoci però che anche le parole possono ferire e cerchiamo di vedere i nostri bambini più per quello che fanno che non per quello che non fanno. Con questo non voglio dire di non rimproverarli mai ma di indirizzare il rimprovero esclusivamente all’azione sbagliata e non all’intero comportamento. Non diciamo, ad esempio, sei cattivo ma riferiamoci nello specifico a ciò che ha commesso. E poi ricordiamoci di valorizzare i nostri figli, non accorgiamoci di loro solo quando fanno qualcosa che non va. Non esageriamo con le regole e con i rimproveri; la comunicazione non può essere fatta solo di no e non. I no vanno limitati alle effettive situazioni di pericolo, impedendo in tal modo che il bambino si faccia o faccia del male.

E se ci accorgiamo di aver sbagliato, torniamo indietro; è segno di grande maturità e un ottimo insegnamento per i nostri figli. Chiedere scusa quando ci si accorge di aver sbagliato fa sì che nostro figlio ci rispetti di più.

Infine se i nostri figli ci ubbidiscono ma borbottano, cerchiamo di tollerare la frustrazione…non possiamo pretendere che lo facciano sorridendo!

E dopo il rimprovero o il litigio libero sfogo alla tenerezza che può essere fatta di baci, abbracci, frasi o una conversazione.

Fare i genitori non è affatto facile, non esiste un manuale, non esistono regole. L’unica cosa che possiamo fare è ascoltare e interagire con i nostri figli; in questo modo potremo conoscerli e imparare da loro. E poi ricordiamoci che l’interesse dal bambino deve essere sempre al centro. Sosteniamoci tra genitori, dobbiamo essere alleati e non avversari anche perché non c’è nessuna guerra da combattere.

 

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